Permettetemi di intervenire, non voglio prendere le difese di nessuno ma solo esprimere la mia idea o fare un piccolo chiarimento.
Premetto che non credo che non c'è nessuno che non è razzista, perchè spesso questa parola si sostituisce a campanilismo, o attaccamento alle proprie origini.
Quello che voglio far notare è:
in Italia fino ad alcuni decenni fa si diceva tranquillamente "negro" al pari di nero, poi sostituito dal più delicato "di colore".
Negli U.S.A. black è corretto, nigger è dispregiativo, noi popolo esterofilo, dobbiamo adottare lo stile americano, quindi negro diventa dispregiativo anche qui da noi.
In Spagna nero o negro si dice nigro, allora gli iberici sono tutti razzisti?
Ritengo che è il modo in cui viene proposto il termine che lo rende offensivo, molti meridionali mi hanno dato del polentone, lo sono e non trovo nulla di dispregiativo, altri (parenti di mia moglie) quando vado da loro mi appellano il "milanese" lo dicono in tono dispregiativo e di superiorità, questo lo ritengo offensivo e razzista.
Quando ero bambino qui a Milano per indicare un meridionale, che il più delle volte si era reso protagonista di un comportamento da elogiare, veniva così apostrofato: -Chel terun li el me pias- (quel terrone mi piace) non c'è nulla di razzista o dispregiativo, stava solo ad indicare la provenienza.
Ora pure terrone o polentone sono diventati termini volgari e offensivi, una quarantina d' anni fa non lo erano, servivano solo ad indicare le origini
A mio avviso non è il termine che offende, ma come lo si declama, o peggio ancora l' atteggiamento che si ha verso il prossimo.
Spesso questi discorsi li faccio con amici extracomunitari, ne ho diversi e mi trovo benissimo, alla fine condividono la mia opinione. Non è il colore della pelle, la provenienza a distinguerci, ma l' intelligenza.
Mi auguro di non aver turbato nessuno
Ciao Lux